Castiglioncello e il suo lungomare

Se capitate sulla costa livornese, una delle cose da fare assolutamente è un giro a Castiglioncello, una piccola località balneare che si caratterizza per un’atmosfera rilassata e al tempo stesso signorile grazie alla sua storica pineta Marradi, al suo castello ottocentesco e al suo bellissimo lungomare.
Se siete in cerca di lunghe spiagge sabbiose Castiglioncello non fa per voi, ma se vi piace passeggiare lungomare e se amate lo scoglio, anche fuori stagione, ve ne innamorerete.
Partendo dal porto turistico Cala dei Medici, a Rosignano, potete arrivare fino alla selvaggia Punta Righini percorrendo circa 4 km a piedi, belli sempre, ma particolarmente affascinanti fuori stagione o quando il mare è mosso, perché diventa un vero spettacolo (ma in caso di mareggiate non avventuratevi nell’ultimo tratto di Punta Righini perché può essere pericoloso).
Quello che mi piace particolarmente è poi bighellonare per le stradine di Castiglioncello e osservare le numerose ville splendidamente ristrutturate e i loro giardini, che offrono scorci magnifici.
Ma andiamo per ordine, perché questo per me è uno dei luoghi del cuore. Suddividendolo in parti che possono essere anche percorse separatamente, e partendo dal Viale Trieste di Rosignano Solvay, troverete:
– il porto turistico Marina Cala de’ Medici con una passeggiata fiorita e una bella piazza dove potete fare un’ottima colazione al Fuxy Bar. Il mio preferito è il cornetto integrale ai frutti di bosco. Nella piazzetta ci sono anche un ristorante piuttosto elegante, una gelateria, due negozi di abbigliamento e una libreria. Bella la vista sul porto, con la sua acqua turchese e le eleganti barche a vela. Se volete bypassare il porto potete invece percorrere il bel Viale Trieste, con le sue magnifiche residenze signorili di gusto classicheggiante o neogotico, nei cui giardini potrete ammirare slanciate palme, profumati pitosfori, eleganti pini marittimi, oleandri e tamerici. Lasciatevi il tempo di scoprire le decorazioni del piano nobile di alcune di queste ville, i bei cancelli e i bei balconi, e se vi piacciono programmate un’escursione sul lungomare di Livorno e Antignano, dove ne troverete molte altre.

– Giunti al golfo di Crepatura, così chiamato perché la roccia sembra spaccata in due, proseguite verso Caletta e Portovecchio, sul Lungomare Cristoforo Colombo. In certi punti la passeggiata si fa stretta e in caso di libecciata vi troverete a evitare gli schizzi delle onde, che da queste parti si chiamano “cavalloni”. Numerosi i bar, i ristoranti e gli stabilimenti balneari lungo il percorso, ma non mancano pezzi di spiaggia o di scoglio “liberi”.

Alcune delle ville hanno uno stile più moderno, quasi americano
Tra i Pungenti e Portovecchio la passeggiata è stretta ma ottima per bagni di iodio in caso di mare mosso
Gli scogli sono appuntiti ma i veri livornesi riescono a camminare scalzi!
Da Crepatura si possono fare bei tuffi di testa o “a bomba”
Se avete un po’ di tempo non limitatevi al lungomare, perdetevi nel dedalo di viuzze tra Portovecchio, i Pungenti e l’antica Via Aurelia, assaporate il profumo dei pitosfori e dei pini marittimi e scoprite qualche villa con decorazioni che rimandano all’antichità.

Questa è una zona molto antropizzata e al tempo stesso selvaggia, ve ne accorgerete se capitate durante una delle frequenti libecciate.

Spesso anche in estate, ma soprattutto in inverno, il mattino presto o al tramonto, vi sembrerà di poter toccare con un dito le isole dell’Arcipelago Toscano, Elba, Capraia e Gorgona, e se sarete fortunati dietro Capraia vedrete anche Capo Corso. Alcuni tramonti invernali qui non hanno nulla da invidiare a quelli delle isole greche!

– Dopo Portovecchio, proseguendo fino al Bar Tre Scogli si arriva alla Pineta Marradi, dove il giovedì mattina si svolge il mercato settimanale. In pineta troverete, oltre a un po’ di fresco, un Circolo Tennis con due campi in terra battuta, un minigolf, un cinema sotto le stelle, alcuni negozi, due hotel, due bar, un piccolo parco giochi, e la bella Villa Celestina, edificata negli anni Trenta in puro stile razionalista, purtroppo non visitabile. In estate la pineta è molto frequentata anche la sera.

– Scendendo di nuovo verso il mare arriverete al bellissimo lungomare Alberto Sordi, probabilmente la parte più bella di questo percorso. 


Ammirate una bella villa che sembra uscita dalla matita di Norman Foster, sulla destra, raggiungete il romantico ristorante la Baracchina, dove volendo potete noleggiare anche un ombrellone in mezzo agli scogli, e se il mare non è mosso continuate fino a Punta Righini, percorrendo la passerella in mezzo agli scogli e poi risalendo su verso via Romolo Monti (non fatevi ingannare dal cancello in cima alla salita, la parte pedonale del cancello si apre). 


Lungo tutto questo percorso troverete numerosi pannelli esplicativi di tipo storico e artistico: da un lato l’ANCI ha curato la parte storica relativa ai bombardamenti del ‘44 su Castiglioncello, dall’altra la Regione Toscana ha curato pannelli che richiamano i quadri che diversi pittori del movimento del Macchiaioli dipinsero da queste parti. Se volete approfondire consiglio la visita del Museo di Villa Mimbelli a Livorno, che ospita un’interessante raccolta di quadri macchiaioli. Il lungomare porta il nome di Alberto Sordi perché negli anni ‘60 Castiglioncello era molto frequentata dalle stelle del cinema, e molti degli attori e delle attrici più famosi avevano ville da queste parti. Anche il celebre film di Dino Risi “Il Sorpasso” è stato girato qui.
Una volta saliti lungo Via Romolo Monti ammirate la bella Torre Medicea e perdetevi tra le stradine immerse tra i pini, ammirando le belle residenze signorili, i giardini, gli scorci sul mare e raggiungete la Piazzetta per fare colazione o prendere un aperitivo allo storico Caffè Ginori


Da lì potete raggiungere l’ottocentesco Castello Pasquini, in stile neomedievale, che tra luglio e settembre ospita spesso mostre piuttosto interessanti (solitamente aperte dalle 17 alle 23) e dirigersi di nuovo verso la Pineta Marradi, magari facendo una sosta all’ottima Gelateria Bocelli: consigliatissimi i gusti frutti di bosco e cioccolato fondente.

E tornando indietro… Rosignano è sicuramente l’antitesi di Castiglioncello, è un luogo di villeggiatura popolare, una cittadina industriale, dominata dalle torri di raffreddamento della Solvay, ma vale una deviazione per due cose: il villaggio Solvay, con le dimore fatte costruire dall’industriale belga per i suoi dipendenti e dirigenti, e il ristorante pizzeria Lo Scoglietto, per la sua ottima carta dei vini, con un’attenzione particolare alle etichette bio e biodinamiche, e per le sue specialità di pesce – le mie preferite sono il piatto di crudo e il pesce al vapore con maionese fatta in casa. Ottimi anche i dolci, tra i quali spiccano per originalità e delicatezza la mousse di melone e yogurt e il sorbetto di mela verde al Calvados.

Cose da fare

– la Festa del Pesce a Caletta, per amirare l’enorme padella in cui friggono, nel mese di giugno

– corsi di vela, anche per bambini, al Circolo Velico di Castiglioncello o al Circolo Canottieri di Rosignano Solvay

– corsi di surf alla Scuola Surf di Caletta

– escursioni nei bei paesi sulle colline

In giro per Sofia

Sofia è una di quelle città di cui si sente parlare poco, ma che riservano delle sorprese. Innanzitutto la vivacità della vita notturna: la sera raggiungete il Palazzo Nazionale della Cultura e passeggiate lungo le fontane fino al Bulevard Vitosha, il grande viale pedonale che vi sorprenderà per il numero di bar, pub, ristoranti, tutti aperti fino a tardi e pieni di gente. Noi ci siamo fermati al Raffy, dove anche a mezzanotte ci hanno servito un delizioso mix di crostini e un tris di salse (tzatziki, tarama, babaganush) con pane al sesamo.

Per imparare a conoscere la città, la cosa migliore è partecipare a uno dei numerosi Free Sofia Walking Tour organizzati dai volontari dell’associazione 365, che opera anche a Plovdiv e Varna. I tour partono ogni mattina e pomeriggio dal Palazzo di Giustizia. Noi siamo andati in giro con Slavyan, che, in un inglese da far invidia a un madrelingua, ci ha fatto scoprire tutti i segreti della capitale in modo professionale e divertente. A partire dal concetto che Sofia è davvero una città su più livelli, la cui storia millenaria è letteralmente visibile nei vari strati su cui la città si è sviluppata: dalle rovine romane, in basso, alle chiese medievali, alla moschea, risalente al periodo dell’impero ottomano, alle più recenti chiese ortodosse.

La nostra guida, Slavyan

Colpisce il fatto che la convivenza tra tante culture sia davvero nel DNA della città: in quella che gli abitanti chiamano la “Piazza della Tolleranza” potrete vedere, a distanza di pochi metri, una moschea, una sinagoga, la cattedrale ortodossa e la cattedrale cattolica!

Indubbiamente è una città in cui ci sono anche delle zone malmesse, e a volte basta girare l’angolo e ci si trova di fronte a scheletri di edifici cadenti e marciapiedi sconnessi, ma è anche molto bella, molto verde e affascinante.

Assolutamente da non perdere:

– la Cattedrale ortodossa di Sveta Nedelya, alla fine del Bulevard Vitosha, tristemente e assurdamente famosa per il più terribile attentato nella storia della monarchia bulgara, nel 1925, quando, in occasione di un funerale di stato, morirono quasi tutti tranne la persona che era l’oggetto delle mire degli attentatori, il re, perché da buon bulgaro era in ritardo…

– la moschea Banya Bashi: ho sempre avuto una fascinazione per le moschee, e questa merita davvero una visita. È un edificio elegante, con un bel minareto, e con raffinate decorazioni all’interno. L’architetto che l’ha progettata, nel XVI secolo, è lo stesso che ha edificato la moschea di Solimano il Magnifico a Istanbul e la moschea di Selim a Edirne, il grande Mimar Sinan.



– gli antichi bagni e il giardino delle terme: questo bell’edificio del primo Novecento, in stile Secessione Viennese ma con un tocco orientaleggiante e bizantino, oggi trasformato in un museo, un tempo ospitava i bagni pubblici, suddivisi in due parti, riservate rispettivamente ai maschi e alle femmine, che facevano il bagno nudi. Oggi potete comunque bere l’acqua termale o riempire una bottiglia a una delle numerose fontane da cui l’acqua sgorga a 40 gradi, e ovviamente visitare il Museo della Storia di Sofia, cosa che noi purtroppo non abbiamo avuto il tempo di fare. È interessante sapere che la città di Sofia, che contrariamente a molti dei centri fondati nell’antichità, non è sul mare e non è attraversata da fiumi o bagnata da un lago, è nata qui proprio grazie alle numerose sorgenti termali che sgorgano a temperature dai 40 ai 90 gradi.

– la Sinagoga

– la chiesa a pianta rotonda di San Giorgio (Rotonda Sveti Georgi), a un livello più basso rispetto alla città odierna, racchiusa nel cortile del Palazzo del Presidente della Repubblica, accanto alla quale potrete ammirare anche i resti delle antiche terme romane, che vi faranno capire il genio degli ingegneri dell’antica Roma, che già all’epoca avevano inventato il riscaldamento a pavimento, creando un’intercapedine in cui facevano passare l’aria calda (eh sì, quelle colonnine basse che vedete servivano proprio a creare lo spazio per il riscaldamento). La chiesa in mattoni rossi, di epoca paleocristiana, viene considerata l’edificio più antico di Sofia, che all’epoca si chiamava Serdica. Contiene affreschi di cinque diverse epoche, e come molte altre chiese in Bulgaria, nel periodo ottomano era stata convertita in moschea.

– la chiesa russa di San Nicola, il cui esterno riccamente decorato è immerso in un piccolo parco, e al cui interno potrete vedere quanto sia diverso il modo di vivere la religiosità, con i fedeli che entrano e fanno un “giro a tappe” delle varie “stazioni” (i dipinti e le icone, le ciotole piene di sabbia su cui mettere la sottile candela accesa).

– la Basilica di Santa Sofia (Hagia Sofia), che ha dato il nome alla città: l’esterno, in mattoni rossi, molto semplice, contrasta con la vicina Cattedrale di Alexander Nevski. L’ingresso è gratuito, ma pagando pochi euro potrete visitare l’antica necropoli sotterranea, con alcuni mosaici e affreschi piuttosto ben conservati e tombe di diverse epoche, su più livelli.

– la Cattedrale ortodossa Alexander Nevski, l’edificio simbolo della città, in stile neobizantino, molto bella e suggestiva anche la notte, con le sue cupole dorate che si vedono in lontananza. Al suo interno è possibile visitare un bel museo di icone russe.

I mercatini delle pulci, di fronte al Palazzo Reale e davanti alla Cattedrale Alexander Nevski.
Ci sono molti altri edifici che vale la pena di vedere, tra cui la Casa del Partito Comunista, lungo l’inconfondibile “via gialla”, le cui pietre gialle per anni i bulgari hanno ignorato di aver pagato a peso d’oro, credendo alla fandonia che fossero un regalo di matrimonio per lo zar Ferdinando di Bulgaria, e molti musei interessanti, che purtroppo non abbiamo avuto il tempo di visitare.

La Casa del Partito un tempo aveva una stella sulla sua sommità, oggi visibile al Museo dell’Arte Socialista

Assolutamente da non perdere, in un sobborgo della capitale, ai piedi del monte Vitosha, la chiesa di Boyana, iscritta nella lista Unesco per i suoi magnifici affreschi di epoca medievale. Racchiusa in un bel parco che trasmette un gran senso di pace, la minuscola chiesa di Boyana può essere visitata da dieci/dodici persone alla volta, e purtroppo se ci sono gruppi che hanno prenotato l’attesa può essere lunga, per cui è consigliabile arrivarci intorno alle 9 del mattino. Bellissimo vedere, nella parte più antica della chiesa, due strati di affreschi, e poi ammirare quelli del corpo centrale della chiesa, costruita nel XIII secolo. L’espressività dei volti dei personaggi raffigurati nei famosi affreschi del 1259 è semplicemente impressionante. Uno dei cicli raffigura episodi della vita di San Nicola di Bari; immancabile, come in tutte le chiese bizantine, il Cristo pantocratore sulla cupola del soffitto. Questa è l’unica chiesa di Sofia in cui si paga un biglietto di ingresso, di 10 leva, ma ne vale davvero la pena. Purtroppo non si possono fare foto main piccolo negozio vende cartoline e un libro con le riproduzioni degli affreschi.



FOOD & DRINK

Oltre al già menzionato Bulevard Vitosha, ci sono moltissimi posti dove mangiare, anzi direi che l’ottima cucina è una delle grandi attrattive di qeusta città. Consigliatissimo per la colazione, prima di arrivare a Boyana, la panetteria Ishy: deliziosi croissant e pain au chocolat home made, tris di pane a vari gusti, omelette espressa e formaggio da spalmare accompagnati da centrifugati, spremute, caffè. Molto carino l’ambi, impeccabile il bagno (c’è persino la crema per le mani – per me il non plus ultra).

Per il pranzo, se vi piacciono i burger, da non perdere Skaptoburger o Skaptobara, dove troverete anche deliziose opzioni vegetariane a base di lenticchie o patate, birre locali artigianali (ottima quella “estiva” con sentori di limone e arancio), e free wifi. 


Perché Sofia

Oltre alla storia, alla gastronomia, all’atmosfera rilassata e mai urlata, una delle cose che amo di questa città è il fatto che è molto verde, sono molti i viali alberati e i parchi, e da qualunque parte è sempre visibile la sagoma del Monte Vitosha che veglia sulla città e che vi ricorda che in meno di un’ora potete trovare una natura incontaminata e tante opzioni per praticare sport e attività all’aria aperta.

E la prossima volta?

Oltre ai musei, faremo sicuramente uno dei tour di approfondimento proposti dall’associazione 365, mi attira in particolare il Communist Tour. 

La Bulgaria, perché …

Natura incontaminata nei monti Rodopi

La natura è incontaminata…

Le terme sono una cosa seria…

I monasteri sono gioielli unici…

Sofia è una capitale giovane e interessante…

Plovdiv vi farà ricredere…

La cucina è deliziosa ed economica…

I bulgari sono stati forse gli unici ad aver salvato tutti i loro ebrei durante la seconda guerra mondiale, nonostante fossero alleati della Germania…

ma soprattutto perché visitando questo paese si può davvero dare una mano a un’economia messa in ginocchio dall’embargo con la Russia, che era il mercato di riferimento.

Nelle periferie si vedono spesso casermoni in puro stile sovietico
Anche in centro non è raro vedere edifici in pessimo stato
Una bambina nei pressi del monastero di Rohzen
La Bulgaria ha una grande biodiversità ed è il regno dei fiori e delle erbe aromatiche
Nelle zone rurali non è raro vedere carretti trainati da cavalli

In giro per Plovdiv

Plovdiv è la classica città che vi può sembrare priva di qualsiasi attrattiva, se arrivate dalla parte “sbagliata”, come è capitato a noi. E invece la città vecchia e la zona pedonale sono davvero interessanti, e la città ha un’atmosfera che la rende a suo modo unica.

Partiamo dal presupposto che l’ideale è prendere parte a uno dei walking tour gratuiti organizzati ogni giorno dall’associazione 365 (indovinate perché si chiama così?) ma noi purtroppo non ce l’abbia fatta: il punto di ritrovo è alla fontana davanti al municipio, in piena zona pedonale, e noi non siamo partiti da Velingrad con sufficiente anticipo, e in più non riuscivamo a capire dove poter parcheggiare, per cui alla fine abbiamo visitato la città in autonomia.


L’ingresso in città fa davvero impressione per il numero di edifici non finiti o abbandonati, e per i “casermoni” in puro stile comunista, ma in centro si sta facendo molto per recuperare e mantenere i resti archeologici romani e altri edifici di valore storico. Il teatro romano è ben conservato e viene tuttora utilizzato per numerosi concerti e spettacoli (anche rock, metal, opera). Consultate il programma estivo perché può riservare piacevoli sorprese.

Assolutamente da non perdere:

Il Teatro romano – non vi fate ingannare se arrivate dalla parte sbagliata… l’ingresso del teatro è in alto, in cima alla collina. Se la sera è previsto un concerto probabilmente non potrete entrare, ma di fatto si vede piuttosto bene anche da fuori.


L’Antico stadio di Filippopoli – raggiungete l’ufficio del comitato promotore “Plovdiv 2019”, passate sotto l’arco da cui entravano gli sportivi e prendete un caffè al bar che si trova proprio di fronte alle antiche gradinate, avrete una bella vista della parte restaurata dell’antico stadio con la bella moschea sullo sfondo.


L’antico stadio, risalente al secondo secolo dc, poteva ospitare 30000 spettatori, e si trova praticamente sotto il “corso”, la principale via pedonale di Plovdiv. Gli scavi per riportarne alla luce altre parti sono tuttora in corso, e già oggi ad esempio, al piano terra di un piccolo centro commerciale se ne può vedere un altro pezzo. L’idea sottesa ai lavori di scavo tuttora in corso è quella di creare una specie di strada sotterranea che ospiterà il Museo Sotterraneo di Filippopoli, sotto la principale via commerciale della città. Intrigante, vero?

La moschea Dzumaja – Non fatevi ingannare dal fatto che sembra chiusa, l’ingresso è nascosto tra i pannelli in legno della sala da tè che si trova al piano terra dal lato della facciata. 


La zona dei bar, delle gallerie d’arte e dei murales – A nord della moschea, se prendete come riferimento il rinomato ristorante Pavaj vi troverete in una serie di piccole strade pedonali ricche di bei bar dove bere un caffè e piccoli negozi indipendenti. È una bella zona, dove si respira un’atmosfera un po’ bohemienne, tra Ul. Zhelezarska e Ul. Gerogi Benkovski.


Il foro romano – Visibile da fuori, al lato del bel caffè ristorante Hemingway, di fronte alla pasticceria gelateria Dolce Fellini.


Gastronomia Grill – Ci sono diversi ristoranti, ma a noi è piaciuta la gastronomia sul corso, ul. Knjaz Al.Batenberg: Vitex 90, o meglio ВИТЕКС 90; ha alcuni tavoli dove potete sedervi; nonostante nessuno parlasse inglese, indicando i piatti che volevamo assaggiare ci siamo fatti un menù luculliano con 3 euro a testa.  Molto saporita la carne grigliata al momento su carbone di legna e ottima la varietà di insatate e salse, tra cui le classiche allo yogurt e ai ceci: da accontentare anche i vegetariani più esigenti.


Velingrad, la Bulgaria e le terme

Dopo cinque anni dalla prima volta, sono tornata a Velingrad, E ora come allora sono convinta che andare alle terme in Bulgaria è un’esperienza unica.

Il bello delle terme in Bulgaria è che sono trasversali: nello stesso centro termale ci troverete giovani, famiglie con o senza bambini, anziani, coppie, single, allegramente e tranquillamente a bagno nelle favolose acque che sgorgano a diverse temperature in varie zone del paese.

La città termale che conosco meglio è Velingrad, una cittadina piena di contrasti, dove accanto all’albergo cinque stelle troverete lo scheletro dell’edificio abbandonato o la casa senza intonaco. Nonostante questo, o forse proprio per questo, ve lo consiglio. Situata su un altopiano in mezzo ai monti Rodopi, dista un paio d’ore in auto da Sofia, un’ora da Plovdiv. Per chi vuole fare un’esperienza di viaggio slow, è anche possibile arrivarci in treno, prima raggiungendo Septemvri con un normale treno da Sofia, e poi prendendo la ferrovia a scartamento ridotto che da Septemvri si inerpica su per la montagna fino a Velingrad, per poi continuare per la stazione sciistica di Bansko e per Dobrinishte. 

A Velingrad ci sono tantissimi hotel tra cui scegliere, io sono affezionata allo Spa Hotel Dvoretsa, un cinque stelle che tuttavia ha prezzi abbordabili e offre camere confortevoli, un ottimo ristorante e un parco termale davvero bello. Vi permetterà di fare una full immersion nella cultura termale bulgara, dal bagno prima di una ricca colazione dolce e salata, al piano bar la sera dopo cena.



La cosa che colpisce di più è la maggiore libertà nell’uso delle strutture termali rispetto a molti altri paesi, Italia compresa. Intanto non è obbligatorio usare la cuffia – ma la pulizia è ovunque impeccabile – poi gli orari sono davvero ampi: il centro wellness è aperto dalle 8 di mattina alle 20, ma le piscine all’aperto possono essere utilizzate dalle 6 del mattino a mezzanotte (con bagnino in servizio dalle 8 alle 20), ed è veramente fantastico svegliarsi e poter andare a fare il percorso tepidarium, calidarium, frigidarium prima di fare colazione!

A Velingrad ci sono numerosi ristoranti di tutti i tipi, c’è una bella strada pedonale con numerosi bar e caffè, e ci sono circa 80 fonti termali: la più calda sgorga a 98° e c’è chi ci va a cuocere le uova, la più fredda è gelata e nel lago che forma, il Kleptuza, la gente del posto immerge birre e angurie per tenerle al fresco nelle calde giornate estive.

Tra i ristoranti mi è piaciuta in particolare la locanda tradizionale механата, che non si trova nemmeno su Tripadvisor, e ovviamente non ha un sito internet, ma è il posto ideale per assaggiare la cucina tradizionale bulgara in un ambiente accogliente e autentico: iniziate la cena con la tradizionale insalata shopska, accompagnata da un bicchiere di rakjia, la grappa turca, che potrete allungare con ghiaccio e acqua, e poi continuate con uno stufato di carne e verdure o con un piatto a base di formaggio o pesce di lago.

Carne con verdure nel tradizionale ciotolo di terracotta

Se la giornata è calda, potete invece opere per uno dei numerosi ristoranti sulle rive del lago Kleptuza, dove potrete noleggiare anche un pedalò.


 

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